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Scritto da Alessandro Andreoli   

PROVIAMO CON LA SETA 
 

Da qualche anno a questa parte nella pam c’è la tendenza ad un ritorno al passato, un po come succede nella moda o negli arredamenti.
Forse tutto questo è dovuto al fatto che nell’età moderna, la tecnologia con il suo continuo sviluppo, reca agli oggetti prodotti un senso di freddezza, togliendo all’uomo il piacere di dare alle cose una propria impronta e, nelle invenzioni più importanti, si percepisce questa personale genialità che con il loro continuo utilizzo le fa diventare immortali. C’è anche la possibilità che nel ricreare oggetti del passato, si possono rivivere emozioni che i nostri avi provavano. Un esempio nel nostro campo, si trova nella costruzione di canne in bambù, che grazie agli amici dell’IBRA ci riportano in quello scorcio di secolo con preziosissimi gioielli di rara fattura.

 

 

 

 Poi che dire di Terenzio Zandri, che in questo remake ha riportato in auge le code in seta, ridandogli lustro e rendendole più funzionali e performanti. Forse la frase che racchiude il succo di questo discorso, è “self made” (costruito da me), perché focalizza quel che ogni pescatore mette di suo, rendendo il mondo della pesca unico. Ed è proprio da qui che voglio partire per presentare la persona che più s’identifica in questa ideologia, facendola diventare il proprio stile di vita. Il personaggio in questione è Stanislao Kuckiewicz, forse alle nuove generazioni questo nome non dice nulla ma quelle passate sanno che mi riferisco ad un grande uomo, che ha fatto la storia della pesca a mosca in Italia.
Fu lui il mio maestro nei lontani anni 80 e grazie alla sua filosofia riuscì a radicare in me una nuova visione della pesca. Costruiva da solo, sia canne che code, realizzava artificiali, sia per lo spinning ( ha lui si deve l’invenzione del Martin)che  per la pesca a mosca, il tutto era  basato su uno studio scrupoloso e attento, che sfociava in una vera scuola di pensiero. Il suo modo di affrontare il fiume era originale, i suoi lanci erano adeguati ad ogni situazione, anche la mosca aveva un non so che di singolare, quindi quest’uomo aveva il dono di interagire con la natura, traendo di solito una lauda ricompensa.
Questa piacevole eredità, condita da una mia interpretazione moderna, mi ha spinto ad entrare nella FFM per poterla divulgare. Grazie a lei  e allo spirito che la muove, posso finalmente insegnare come poter lanciare le code in seta. Parto sempre dal presupposto che per avere esperienza nella vita come nella pesca, le cose vanno provate ma senza essere mossi dal sentito dire o per partito preso che non fanno altro che creare falsi pregiudizi, dando una visione falsata della realtà. Si è detto di tutto e di più su queste code in seta ma anche le code in PVC peccano con i loro difetti.

 Non esiste il materiale perfetto ma l’importanza dell’uso che se ne vuole fare. E’ come guidare fuori strada con una Ferrari e dire che non è adatta, si sa che la Ferrari è una macchina da circuiti veloci ed ha bisogno di grandi doti al volante. Cosi le code in seta nascono per ambienti particolari e necessitano di una grande sensibilità e passione. Queste code hanno una peculiarità, tendono ad uniformarsi alle correnti (magari potessero farlo del tutto), dando un piccolo aiuto ad ogni azione antidragaggio e sono silenziose sulle acque piatte. Per esprimere al massimo i loro pregi, dovranno essere lanciate con un timing diverso dalle code in PVC e con movimenti della canna specifici. Grazie alla loro morbidezza (che le rende originali),  ogni intervento voluto con la vetta, fa ripercuotere su di loro, una serpentina o una curva in un modo enfatizzato. Altro pregio è la loro durata, non dico immortale ma sta di fatto che grazie al lavoro compiuto per realizzarle ed ad un minimo di manutenzione, vanno ben oltre le nostre attese.

La mia coda, ad esempio è utilizzata in pesca da ben otto anni e non presenta cedimenti, ma risulta integra e sempre più molle e arrendevole ai miei voleri nel lancio. E’ come il vino più invecchia e più diventa buono. Altro punto a suo favore, è l’assenza di memoria, possiamo tenerla per lunghi periodi dentro il mulinello senza che questa presenti fastidiose spirali o effetti molla. Per chi è amante del classico, queste code trovano il massimo connubio con le canne in bambù, non solo per l’estetica, dato il loro richiamo al passato ma anche come tecnica e dinamica. In effetti sono estremamente veloci, quindi facilmente addomesticabili con il legno, mentre con il carbonio tale velocità esaspera le doti di lancio ed è per questo che bisogna avere una maggiore accortezza nel rallentarle e velocizzarle. In relazione a ciò va sottolineato il grosso contributo tecnico che il nostro DT Massimo Magliocco ha dato nella rivisitazione di queste code. Infatti, su richiesta di Terenzio, ha ridisegnato i profili delle code variando di molto le lunghezze dei Tapers (conicità) rendendo queste code molto interessanti anche per coloro che hanno una buona velocità nel lancio. Ed è qui che interviene la nostra Scuola per quest’avventura didattica, pronta ad ospitare chi ne fosse interessato e dove poter scoprire il vero utilizzo della seta sia lanciata nel modo classico sia nel modo moderno, dove poter arricchire il personale bagaglio tecnico con qualcosa di nuovo, che in fin dei conti, nuovo non è ma che è stato sempre presentato in forma sbagliata.

 
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