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Pievepelago - Corso Under 15 PDF Stampa E-mail

PIEVEPELAGO-CORSO-UNDER 15

Di Anselmo Valeriani istruttore FFM

Pieve Pelago 1 2 3 4 maggio 2008;
La particolarità di questo corso dell’FFM è stata la presenza di sei ragazzi dai 10 ai 13 anni, novità gradita dagli istruttori della scuola che hanno colto a pieno l’esigenza di trasmettere l’arte della coda di topo alle nuovissime generazioni. La necessità di innestare nei ragazzi il seme della passione per la natura che in futuro dovranno curare e proteggere, il concetto di pesca come tramite per assaporare il piacere di vivere a pieno gli ambienti naturali, il divertimento di catturare un pesce e la gioia di rilasciarlo.
La pesca a mosca è spesso evitata dai novizi per la sua complessità: imparare a gestire la coda, l’entomologia, la costruzione, gestire il torrente, le correnti, i finali e le code spaventano il ragazzino che vorrebbe provare. Il corso ha ordinato tutte queste informazioni, le ha semplificate quanto possibile e quotidianamente le ha affrontate una ad una.

I ragazzi presenti al corso hanno così intrapreso un percorso didattico completo: spiegazione delle attrezzature in funzione del torrente, come sono fatte le code, quando è meglio una canna corta, lo scopo del mulinello. Come deve essere un finale,conico o a nodi e la costruzione di alcuni di questi. Più difficile da comprendere la dinamica del lancio, come si muove la coda, quando tirarla e quando spingerla. Ha appassionato anche il lato entomologico, abbiamo guardato quali insetti erano presenti sul fiume e come si comportavano, di conseguenza come si muove li torrente, come gira l’acqua, gli occhi di corrente, i sassi, dove i pesci si fermano a mangiare. Le riflessioni entomologiche hanno portato i ragazzi alla conclusione che non sempre i pesci mangiano a galla, da qui la pesca a secca e quella a ninfa. Sul fiume è necessario essere prudenti abbiamo quindi considerato quali pericoli si possono incontrare, come guadare e dove, i sassi scivolosi e le vipere. Tutte queste informazioni sono state affiancate dalla pratica, frequentando il torrente e osservando con attenzione i particolari importanti.
La componente più difficile da apprendere è stata sicuramente la proiezione della coda (difficile anche per gli adulti). Il prato ci è stato amico, le mani dolenti dei ragazzini un po’ meno, ma chi non suda non ottiene risultati. Il corso dei giovani si è svolto con serenità in un clima gioioso e giocoso, ma nel contempo impegnato e tecnico. Favoriti da calde giornate di sole gli allievi hanno dato il massimo per riuscire. Esercizi su esercizi, giochi di lancio a bersaglio, spiegazioni ed esempi li hanno portati al termine del corso in grado di approcciarsi al fiume.
I ragazzi hanno così avuto una infarinata generale sul mondo della pesca a mosca in torrente.

 

Il corso svolto in prato e sul torrente ha anche catturato l’attenzione di altri ragazzi coetanei dei corsisti, che hanno partecipato per  un paio d’ore interessatissimi. Hanno provato canne, lanci ed ascoltato suggerimenti per migliorare. E’ stato importante avere l’attenzione di questi giovani, far giungere il messaggio che la pesca non è solo catturare, ma anche conoscere amici, rispettare gli altri e l’ambiente (qualità importantissima anche sul fiume).
Alla domanda “ma a cosa serve la pesca a mosca?”, che a noi adulti può far sorridere, ho provato a rispondere. Avrei voluto dire che è affascinante, che è tecnicamente difficile e per questo ci da emozioni personali più forti, che ci permette di proiettare un’esca senza peso lontano con leggerezza, ma non sarei stato capito. Ho risposto che forse ci fa stare bene.
 

 
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