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Una “variante” del Saltato PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto Miceli - Foto di Massimiliano Nucci   

“Inventare” qualcosa di nuovo nel panorama del lancio, in particolar modo nei lanci veloci con attrezzature leggere, è molto difficile, in quanto, molto o quasi tutto, è già stato detto e scritto.
Quello che si può fare però, è giocare con le dinamiche note, quando ci si presentino situazioni di pesca, che “canonicamente” non riusciamo a risolvere.
Ad ognuno di noi, pescando,  si è presentata qualche difficoltà che abbiamo a volte brillantemente superato, generando qualche lancio per noi “strano”, del tutto personale, ma comunque efficace; per poi sapere da qualcuno più esperto che quel lancio esiste, ha un nome e un’esecuzione dettagliatamente codificata.
Altre volte abbiamo creato lanci da pesca magnifici semplicemente sbagliando  l’esecuzione di un lancio arcinoto.
Quello che voglio presentare qui è una variazione del lancio “saltato” descritto dettagliatamente nella  Newsletter n° 1.
In particolare vorrei descrivere una applicazione del lancio saltato per una particolare situazione di pesca, apportando delle piccole modifiche alla dinamica di base.
Descrivere un lancio su carta è un compito ingrato e soprattutto questo lancio, che di per sé, ha una dinamica non semplice.
Innanzitutto vorrei raccontare come è nata l’idea:
mi trovavo a pesca sul nera e per chi non lo conosce, è un torrente magnifico, caratterizzato dallo scorrere in un tunnel di vegetazione, che in molti tratti lascia davvero poco spazio alla gestione della coda di topo; per di più il corso d’acqua è ricco di pietre, tronchi e buche che generano situazioni di pesca tra le più varie, accentuando notevolmente i problemi di dragaggio della nostra mosca.
Nella mia azione di pesca a risalire avevo bisogno di pescare sulla sponda opposta (per intenderci la riva alla mia destra), ma, a causa della vegetazione,  avevo la possibilità di volteggiare solo su un piano basso parallelo all'acqua e lungo l'asse dell’alveo del fiume ( non verso la riva opposta); dato che in quel punto la corrente era abbastanza veloce, per poter pescare avrei dovuto effettuare  un lancio rapido e che mi permettesse di ottenere una curva verso monte per ovviare almeno in parte al dragaggio. Ho provato quindi a portare la dinamica del saltato su un piano differente da quello normalmente impiegato.
Il palmo della mano è inizialmente rivolto al cielo,quindi il lancio parte con la canna parallela all'acqua. Stare su un piano così basso , rispetto al saltato tradizionale, permette
una torsione del polso che fa guadagnare 90 gradi in più rispetto a un piano di volteggio
verticale o a 45 gradi .
Il disassamento portato velocemente all'interno del momento spinta, genera la deviazione del
finale verso destra. La velocità del lancio e la torsione pronunciata fanno sì che il finale curvi a dx senza
prima saltare a sx e questo fa guadagnare tempo in modo che la mosca sia in pesca da subito, mentre la coda viene tirata dall'acqua.
E’ importantissimo che il ribaltamento del polso avvenga in modo repentino, come uno scatto, perché se si ribalta con lentezza o in modo fluido, non si ottiene il risultato cercato.
Questo lancio si può effettuare sia trattenendo la coda con la sx, sia effettuando un po’ di shooting che permettere anche di ottenere un parziale raggruppamento del finale, anch’esso utile ai fini di combattere il dragaggio.
A seconda dell'inclinazione della canna rispetto alla sponda opposta, si varia la distanza di lancio e il punto in cui si genera la  curva verso monte.

Questa variante del saltato, sostanzialmente, non è altro che la creazione di un curvo veloce, che permette di entrare rapidamente in pesca.
I limiti di questo lancio sono la possibilità di effettuarlo non a lunghe distanze e, come molti curvi,  la mancanza di una elevata precisione; con la pratica, comunque, si ottengono buoni risultati.
Questa dinamica, rispetto ad altre utilizzate per “risolvere” le stesse situazioni in pesca, presenta i seguenti vantaggi:

  1. esecuzione in spazi limitati e difficoltosi;
  2.  velocità di posa;
  3. effetto antidragaggio dovuto alla creazione di una curva verso monte e ad un raggruppamento del finale;
  4. poco disturbo al pesce in quanto il volteggio non avviene sulla zona in cui lanceremo.

Insomma per concludere, come detto in apertura, inventare qualcosa è difficile, ma giocare con delle dinamiche note, può portare a qualche nuova soluzione che ci permette di pescare meglio o quantomeno di “uscire” un momento dalle abitudini dettate dalla nostra esperienza, ottenendo a volte, risultati di soddisfazione.
Se a qualcuno venisse in mente, dopo averlo provato, un nome per questo lancio, accetto suggerimenti!!!!
Qui di seguito una sequenza fotografica delle fasi del lancio

 

Fase di volteggio su un piano parallelo

  

Inizio del disassamento (ribaltamento del polso)all’inizio del momento spinta

Curva più ampia lanciata sul breve. Canna marcatamente direzionata verso la sponda opposta

 

Curva più stretta lanciando un po’ più lungo; canna direzionata maggiormente verso monte.

 

 
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