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Ora a pesca di... Etruschi PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione FFM Magazine   

In origine era etrusco, parchè presente esclusivamente nel corso del toscano fiume Ombrone. Poi la selezione naturale che si e’ avuta nel corso dei milioni di anni e l’espansione della sua iniziale area geografica lo ha italianizzato. Al punto che oggi e’ diventato tra i pesci maggiormente presenti nella nostra penisola e tra i più pescati dopo la trota.
Parliamo del cavedano, a torto considerato dai pescatori con la mosca solo un ripiego, quando quella ai salmonidi e affini chiude i battenti a fine settembre.
Abile nuotatore e combattente il cavedano riesce invece a regalare grandi emozioni, se pescato con astuzia, la stessa arma utilizzata da questo ciprinide per cacciare le sue prede. Infatti, nonostante la sua estrema adattabilità, che gli consente di colonizzare habitat diversissimi, talvolta anche compromessi dal punto di vista qualitativo, il cavedano e’ un pesce molto sospettoso. Uno dei metodi classici di pesca per i moschisti e’ l’utilizzo della cosiddetta ‘battuta’. Cioè far planare, grazie a un lancio angolato con una certa rapidità l’artificiale sulla pellicola d’acqua, producendo il classico splash.
Si cerca in sostanza di imitare un insetto che, perdendo l’assetto di volo, piomba improvvisamente in acqua. E’ infatti provato che il rumore prodotto incuriosisce molto questo pesce, che di li’ a poco viene immancabilmente a vedere l’ospite caduto e intrappolato nel velo d’acqua.

Anche se forse sarebbe più corretto parlare al plurale, visto che questa specie, tranne per gli esemplari più anziani, ha abitudini gregarie, vivendo in branchi, talvolta anche numerosi. Ma questo non deve trarre in inganno. Non si pensi infatti che grazie a questo sia più facile pescarlo parchè, seppure in gruppo, la sospettosità si amplifica e si ‘comunica’ facilmente agli appartenenti della colonia alla velocità della luce.
Quanto alle imitazioni hanno da sempre un discreto successo l’utilizzo di mosche di colore nero, realizzate in pelo di cervo, ma anche in cdc, parchè di dimensioni extra-large e vaporose. Non di rado, infatti, accade di pescare con artificiali su amo del 10, o addirittura dell’8.
Un grosso moscone che cade in acqua per il cavedano rappresenterebbe, qualora fosse vero, una bella polpetta di calorie, particolarmente utile nei periodi autunno-invernali, quando le temperature in molte parti del paese scendono a livelli anche prossimi allo zero e non consentono di alimentarsi tutti i giorni. Dal punto di vista sportivo, invece, l’uso di imitazioni dalle dimensioni generose rappresentano per il pescatore a mosca molto spesso la chiave di volta per stimolare questi pesci in giornate di particolare inappetenza.
Quanto alla biologia di questo ciprinide, solo un cenno per la particolare trasformazione che subisce nel periodo degli amori.
La specie si riproduce tra maggio e giugno, talvolta fino a luglio nelle acque più fredde. E’ in questa fase dell’anno che i maschi e le femmine assumono un certo dimorfismo, i maschi si ricoprono infatti di grossi tubercoli nuziali sul capo e sul corpo. Le femmine adulte (a partire dai 2-4 anni) depongono le loro uova nelle ore notturne sulle rive a fondo ghiaioso e in acque basse, inseguite ciascuna da gruppi di piu’ maschi.

 
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