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Fare il coup in estate è eccitante ma…. fatelo sempre come si deve….  L'Aniene di...."giorno"
Il mercoledì pomeriggio era il giorno fissato per le riunioni al club. Ormai avevo familiarizzato con tutti cercando di darmi da fare per quello che potevo. Il sabato andavo a pescare ora con uno ora con l'altro socio, "rubando" ogni volta un pò da questo un pò da quello l'arte della mosca. Ma i pomeriggi infrasettimanali, quelli in cui riuscivo a sbrigarmi nel lavoro con largo anticipo, li vivevo da "solitario". Quei pomeriggi li passavo sull'Aniene l'unico fiume da trote della provincia di Roma poco distante dalla città. Arrivavo verso le quattro del pomeriggio, e restavo a pescare fin quando non mi rendevo conto che il sole era andato giù da molto. Molte volte il buio mi sorprese in acqua costringendomi a trovare la via del ritorno non la pila elettrica. Una volta ricordo che fu veramente tragica. Mi trovavo a pesca a monte di Subiaco, dove Il fiume, classico torrente appenninico per giunta anche infrascato, scorre in una vallata circondata da montagne discretamente alte, per cui una volta che il sole passa le cime, di luce ne rimane ben poca, e se non si conosce il posto si rischia di rimanere intrappolati. Quel pomeriggio mi divertii molto. Non incontrai nessun pescatore e questa situazione mi faceva sentire veramente padrone del torrente. Pescai delle belle fario che qui possiedono una livrea meravigliosa. Preso dalla foga della pesca e ristorato dalla frescura delle rive del fiume in un'estate torrida, mi trovai all'improvviso ad avere difficoltà nello scorgere la mosca. Quando mi resi conto che il problema era relativo alla scarsità di luce dovuta al tramonto già avvenuto da tempo, era troppo tardi. Altre volte mi ero trovato in questa situazione, ma questa volta avevo esagerato. Riavvolsi velocemente la coda sul mulinello, tagliai il finale che legava la mosca e smontai la canna. Mi accorsi solo allora che ero andato troppo a monte non sapendo più da dove uscire. Fu un attimo. Il buio mi avvolse mettendomi dentro un senso di angoscia. A tastoni, fermo nell'acqua per paura di mettere i piedi in fallo, cercai disperatamente la torcia nella tasca del gilè, avendo il timore che per una qualsiasi causa non si accendesse. Per fortuna premuto il tasto il raggio giallastro della lampada tagliò il nero circostante e pian piano guadagnai la riva. Un primo passo l'avevo compiuto ma restava ancora la cosa più importante da fare cioè trovare un sentiero che mi portasse sulla strada che costeggia il fiume. Il familiare “canticchiare” delle cascatelle che durante il giorno accompagna il pescatore, al buio si era tramutato in un angosciante tumultuare di acqua facendomi correre lungo la schiena un gelido brivido fino ad immaginare altissime cascate che con la loro acqua dirompente possono trascinarti giù per la corrente travolgendoti. Fortunatamente porto sempre con me una riserva di batterie per ogni evenienza, e la cosa mi rincuorava poiché potevo contare su una buona autonomia. Illuminato, l'orologio segnava le 21,00. Pian piano cominciai ad addentrarmi tra la vegetazione e più di una volta fui costretto a desistere per il grosso intrigo di piante. Ad un certo punto, mi resi conto che stavo girando sempre dalle stesse parti e lo sconforto stava prendendo il sopravvento dal momento che ero terrorizzato anche dal fatto che avrei potuto in ogni istante cadere chissà dove od incappare all'improvviso in qualche strano animale. In queste circostanze non sai più cosa fare. Ma il massimo della costernazione l'ebbi quando preso quello che pensavo fosse un sentiero, mi trovai ad arrampicarmi con la torcia in una mano e la canna nell'altra, su di uno sterrato che si rilevò poco affidabile. Infatti arrivato quasi alla sua sommità, o almeno pensavo che così fosse, scivolai paurosamente per quel pendio travolto da un'insieme di terriccio e sassi facendomi ruzzolare giù fin da dove ero partito. Rialzatomi, mi fermai a ragionare un attimo. Mi dissi che la cosa più negativa che avessi potuto fare era quella di farmi prendere dal panico visto che tutto sommato non stavo correndo grossi pericoli e che dovevo assolutamente ragionare con calma, tanto di tempo ne avevo quanto ne volevo dal momento che più buio di così non poteva venire. Raccolsi le mie cose e continuai con molta calma a cercare qualsiasi passaggio. Le rive dell'Aniene sono in quel punto alte e quindi i possibili sentieri sono pochi e difficili da individuare. Per di più d'estate la già abbondante vegetazione aumenta con l'aggiunta di rovi spinosi e alte piante di ortica. Ad un certo punto vidi in alto tra la vegetazione le luci di una macchina che passava. La cosa mi tranquillizzò un pò, ma nello stesso tempo mi fece capire che la riva era ancora molto alta e che avrei dovuto ancora cercare. Molte volte fui costretto a scendere di nuovo in acqua impossibilitato a proseguire per la vegetazione o per un muro improvviso di terra. Pensai, mentre camminavo, che non ci sarei riuscito e che probabilmente avrei vagato per tutta la notte fino a quando le pile mi avrebbero dato luce e che esaurite queste, sarei dovuto stare praticamente fino all'alba al buio pesto quando all'improvviso lo vidi, era lui un piccolo ma ben delineato sentiero che era riuscito a non cedere all'avanzare della vegetazione riparia e che si arrampicava su per la scarpata. Avrei voluto abbracciare forte a me il pescatore che per primo scelse di passare di là segnando così la strada. Lo imboccai piano ma con decisone e lo percorsi tutto, arrampicandomi in posti che parevano estremamente difficili, e rivelatosi poi in futuro alla luce del giorno dolci pendii. Ad un certo punto sotto i piedi sentii lo scricchiolare amico del brecciolino che stava forse ad indicarmi che la strada bianca era vicina. Era proprio così. Finalmente dopo venti interminabili minuti, fu quello il tempo trascorso ma per me ne erano passati molti di pù, ero riuscito ad uscire da quella folta ed intrigata foresta. A quel punto alzai gli occhi al cielo, e solo allora mi accorsi che era terso come non mai e sfavillante di stelle. Inoltre la luna piena argentava con la sua luce le cime delle montagne mentre giù al fiume il buio pesto faceva venire la pelle d'oca al solo pensiero che fino a qualche minuto prima ero là sotto. Il "terrificante" rumore dell'acqua si era allontanato e la reazione alla tensione incominciò a farsi sentire. Imboccata la strada in maniera molto decisa, mi resi conto che le mie gambe tremavano ma ero ben contento anche se pian piano i graffi e le ferite di ogni genere che mi ero procurato nel tentare di uscire da quell'intrigo, cominciavano a bruciare come non mai. Arrivai alla macchina ed avviato il motore accesi i fari per spogliarmi rendendomi solo allora conto che i miei stivali erano strappati in diversi punti. Molte altre volte mi sono poi recato a pesca in quei posti ed ancora oggi ogni volta mi tornano in mente quegli interminabili minuti in cui, perso l'orientamento ero preda della paura forse del buio forse dall'essere solo in un ambiente diventato all'improvviso a me ostile con il timore di non uscire più da lì sotto. Arrivato a Subiaco che dista dal fiume una manciata di chilometri vidi i vecchi del paese attorno alla fontana a prendere un pò di fresco e i ragazzi che scorrazzavano su e giù con i motorini. Quelle immagini mi fecero rendere conto che la vita di tutti i giorni stava continuando, mentre poco distante sembrava di essere nelle più profonde gole di un fiume americano. Da allora ogni qualvolta mi reco a pesca non vado più da solo e se anche sono in compagnia, cerco sempre di fare il coup de soir il più vicino possibile al sentiero che mi porterà fuori.
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