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Un corso d'acqua, sia esso un torrente o una risorgiva, possiede una sua vitalità legata alle correnti e alle velocità che queste generano. Sapere riconoscere quelle più importanti e saperle sconfiggere diventa l'obbiettivo primario per poter "comandare" in acqua. Quando frequento per la prima volta un torrente, la prima cosa che vado a valutare sono le dinamiche liquide che questo genera. Dando per scontato che la grossa difficoltà che si incontra pescando a secca o a ninfa è legata alla gestione più "naturale" possibile dell'artificiale, è automatico pensare che questo risultato è legato indissolubilmente alle spinte che l'acqua genera in un corso d'acqua, sia esso un torrente o una risorgiva. A questa situazione dipende molto della buona riuscita della pescata che in quel momento ed in quel determinato punto ci si accinge a fare. Sapere quali siano le correnti più forti e come evitare che queste possano essere le dominatrici incontrastate e quindi l'elemento che "comanda" in quel punto, è di fondamentale importanza ed il nostro primo obbiettivo, a mio avviso, è quello di sconfiggerle e ribaltare totalmente le gerarchie arrivando a domarle con disinvoltura e quindi ridurle ad essere un "nemico" sconfitto. IL TORRENTE. Se è vero che le spinte dell'acqua sono sempre in agguato in tutte le tipologie di acque, è altrettanto vero che è nel torrente che queste, per tutta una serie di elementi che andremo ad analizzare, sono più "combattive" e più difficili da sconfiggere. Gli elementi che le generano possono essere individuati in: 1) le linee di massima pendenza 2) il ruolo che hanno le pietre 3) la grandezza dell'alveo 4) le lunghe lame in pendenza Vediamo quali sono le influenze e perché questi elementi generano le correnti e le relative velocità. Se rovesciassimo un secchio d'acqua su di una collinetta, vedremmo che il liquido non verrebbe giù diritto, ma prenderebbe delle strade diverse, quasi a seguire una linea immaginaria. Questa linea in effetti è più che immaginaria è la cosiddetta linea di massima pendenza, cioè quella linea non rettilinea che è il risultato di un percorso avente la pendenza maggiore. Immaginiamo che il torrente, per assurdo, si formi per la prima volta all'improvviso. L'acqua scenderebbe da monte e sin dall'inizio sceglierebbe di seguire un percorso ben preciso risultato di varie componenti dove quella più importante e condizionante è quella linea, senza la presenza di liquidi inimmaginabile, della massima pendenza. Ci appare chiaro, quindi, che la massa in movimento del torrente non è altro che un insieme di forze che sono soggette alla pendenza, dove questa è maggiore, ci sarà indubbiamente una spinta maggiore e di conseguenza l'acqua correrà più veloce e genererà altrettante correnti e altrettante velocità. Se è vero che il dragaggio è legato indissolubilmente alle correnti e alla velocità, è chiaro che dove esiste una linea di massima pendenza, il dragaggio è, o dovrebbe essere, più forte. Il condizionale è d'obbligo dal momento che può succedere che lungo questa linea ci potrebbero essere degli ostacoli naturali o artificiali che ne potrebbero in qualche maniera, rallentare la velocità. Anche il discorso delle correnti e delle velocità è da chiarire. In effetti quando si pensa alle correnti viene subito in mente una "porzione" di acqua che si distingue, come caratteristiche dinamiche, dal resto del fiume, mentre la velocità è tutt'altra cosa. Mentre per la prima abbiamo dato già la definizione, è necessario fare una distinzione per la velocità e dire che questa è la rapidità con cui una corrente si muove. Viene automatico quindi pensare che le velocità siano quindi i risultati di varie componenti del torrente tra cui, assolutamente di una importanza estrema, il ruolo delle pietre e dei massi. IL RUOLO DELLE PIETRE E DEI MASSI. Il torrente non sarebbe tale se non fosse disseminato di pietre e massi. Questi corpi inermi sono elementi che in un verso o nell'altro condizionano l'andamento dell'acqua e quindi in relazione questo, sono assolutamente vincolanti. Di pietre lungo il percorso di un torrente ce ne sono di vai tipi grandezze e forme, ma al di la di tutte queste caratteristiche è necessario fare delle attente osservazioni. La prima in assoluto è valutare se sono "positive" o "negative", se, cioè, sono a nostro favore o contro di noi in relazione alla gestione della coda. Quelle cosiddette positive (foto)
 sono quelle piuttosto squadrate e, elemento fondamentale, con la sommità esterna alla superficie dell'acqua di almeno venticinque/trenta centimetri. Queste pietre così messe in acqua, sono dei veri e propri punti di appoggio o ancoraggio della nostra coda ma molto spesso però non vengono mai considerate dai pescatori, anche quelli che sono molto bravi a lanciare e gestire la coda. Queste pietre vanno assolutamente sfruttate specialmente nei posti in cui per tutta una serie di motivi si è costretti a lanciare un po più lungo. Ora, tutti sappiamo che oltre certi limiti la correzione della coda come elemento antidragaggio, è quasi impossibile ed allora ecco che possono venirci in aiuto le pietre. "Spezzare" quindici o più metri di coda e finale in due parti di dieci e cinque diventa straordinariamente utile per eliminare le insidiose scie. Ma se da una parte le pietre positive al limite se non utilizzate o individuate sono, per così dire, poco importanti, diventano sfavorevolmente devastanti quelle cosiddette negative, cioè quelle immediatamente sotto il pelo dell'acqua (foto).
 Queste pietre all'apparenza possono sembrare innocue poiché danno giustamente l'idea di far passare agevolmente sopra di esse la coda e questo è vero, il problema nasce immediatamente a valle, cioè quando la pietra finisce. In questo punto si genera un vero e proprio mulinello che risucchia inesorabilmente la coda spessissimo intrappolandola sotto di essa. Quando si incontrano queste pietre è necessaria una attenta valutazione specialmente se la zona è interessante, per stabilire come superare questo infido e subdolo ostacolo. Se non si hanno altre alternative per evitare di far passare la coda sopra di esse, l'ideale è che quando la coda è in prossimità della fine della pietra, si faccia un deciso mending verso valle così da saltare la zona a rischio e fare proseguire la corsa della coda in modo naturale. L'altro elemento relativo al ruolo che hanno le pietre sia positive che negative, è il loro posizionamento in torrente (foto).
 Le pietre in mezzo al torrente hanno decisamente un ruolo più importante, negativo o positivo che sia, rispetto a quelle che si trovano a ridosso delle sponde (foto).
 Di solito nelle sponde la corrente è più debole, anche se ci sono delle situazioni in cui questa spara velocissima, e quindi le varie problematiche che queste generano sia intorno che sopra di esse, è limitata, mentre nel mezzo del torrente, dove la correte di solito è più veloce, il discorso cambia radicalmente poiché intorno a queste aree si generano dei veri e propri vortici liquidi che creano situazioni di stabilità della coda molto precaria. L'ideale, in questi casi e non solo, è studiare bene a priori come e dove depositare la coda in acqua e non lanciare in fretta e furia presi dal solo istinto di prendere quella trota che sta bollando. Il ruolo che hanno le pietre in un corso d'acqua come il torrente è estremamente importante poiché, oltre alla massima pendenza, dettano i ritmi dell'acqua e sono inequivocabilmente arbitri del nostro atteggiamento. Solo chi, prima di lanciare, avrà fatto un attento studio della situazione, potrà, nei limiti della sua tecnica di lancio, avere la meglio di questi corpi inermi. LARGHEZZA DELL'ALVEO. In torrente le masse liquide che scendono a valle sono anche condizionate dalla larghezza dell'alveo. Un torrente che si restringe all'improvviso a causa di pareti rocciose molto strette, aumenta vertiginosamente la sua velocità generando delle spinte dell'acqua decisamente forti e difficilmente controllabili ma, nello stesso torrente, l'alveo si può allargare e di conseguenza queste spinte fortissime si diluiscono su una superficie maggiore scemando di intensità. Di solito immediatamente prima che queste correnti si calmino, esiste una zona mediana che non è ne tranquilla ne burrascosa ma che mantiene comunque un'energia importante. Ed è proprio in queste aree che spesso, se le condizioni del fondo sono valide, le trote migliori si appostano per sfruttare al meglio tutto ciò che di commestibile l'irruenza della corrente ha precedentemente raccolto strada facendo. Queste zone se ben sfruttate regalano spesso belle catture sempre se si sono prima seguite quelle analisi preliminari decisamente importanti al fine di far passare e mandare alla stessa velocità dell'acqua una mosca che scende sondando una zona di caccia interessante. Tutte le situazioni saranno sempre condizionate dalla massima pendenza e dalla presenza delle pietre siano esse positive che negative. LUNGHE LAME IN PENDENZA. Esiste più tensione su un tratto di superficie piatta ma che scende compatta e veloce che su una turbolenza generata da pietre positive o negative. In effetti quello che personalmente definisco "scivolo naturale", non è altro che una zona in cui non essendoci impedimenti naturali o artificiali che ne "spezzano" l'energia, accumula e concentra su tutta la sua superficie tutta la potenza che il torrente effonde. In effetti, l'acqua compatta è quanto di più energico e vigoroso un elemento liquido riesce a sprigionare. Queste zone, in cui bisogna comunque lanciare poiché celano sempre dei bei salmonidi, non sempre per essere impegnativi debbono essere così esasperati. Anche delle aree di torrente meno lunghe e meno in pendenza sono molto ostiche se male attaccate. Qui, dove la superficie più piatta facilità di molto la visuale della trota, ogni minimo dettaglio negativo può essere deleterio. E allora mai attaccare la zona perpendicolarmente, cioè con la coda parallela alle sponde e mai, se giustamente lanciamo a 90/120° rispetto sempre alla sponda, fare adagiare la coda sull'acqua perfettamente dritta. Nel primo caso la superficie della coda a contatto con l'acqua per tutta la sua lunghezza farebbe immediatamente dragare la nostra mosca e, cosa molto più importante il finale, mentre nel secondo caso il dragaggio sarebbe sempre immediato a causa di una spinta maggiore, anche seppur minima, nella zona centrale rispetto alle sponde. Quindi come spesso affermo, è necessario depositare in acqua una coda ed un finale già in assetto antidragaggio ed evitare di compiere correzioni della coda in un secondo momento, pena lo scompiglio totale della zona. LA RISORGIVA. L'acqua calma e compatta della risorgiva tende spesso ad ingannare il pescatore che crede che questa tipologia di acque sia molto facile da "sottomettere". Se nel torrente il tormentato andamento dell'elemento liquido è talmente vario da non dare, spesso, punti di riferimento, nel senso che ora la corrente è più veloce su una riva, ora sull'altra e poi al centro e così via, nella risorgiva, a parte casi più unici che rari, la spinta maggiore la si trova al centro dell'alveo. La profondità spesso ragguardevole di questo tipo di acque, con l'assenza quasi totale di pietre e massi, è un copione quasi uguale un po per tutte le risorgive ma questo non deve trarre assolutamente in inganno. In effetti proprio questa spinta centrale più veloce che si cela all'occhio del pescatore, è un elemento assolutamente ostico da aggirare e spessissimo il pam inesperto "cade" proprio in questo inganno del fiume. Ma se analizziamo meglio e più in dettaglio le acque della risorgiva l'occhio di un esperto pescatore non può non andare a cercare immediatamente i punti in cui gli erbai sono posizionati. Queste aree di alghe sono delle zone altamente positive per la pesca in quanto riparo naturale delle trote ed elemento in cui si annidano il maggior numero di insetti. Ma questi erbai sono anche soggetti ad essere "sballottati" dall'acqua la quale a sua volta, come in un circolo vizioso, verrà sottoposta a variazioni di velocità dalle "scodate" degli erbai. Queste variazioni di velocità si ripercuotono sulla superficie sulla quale si formeranno innumerevoli microtensioni che spesso non sono viste dall'occhio del pescatore. Ora, se facciamo un attimo mente locale, ci rendiamo conto che su un acqua così lenta e dall'andatura più o meno tranquilla, all'occhio "sveglio" del salmonide non sfuggirà la minima scia della mosca e, ancor più importante e subdolo, quella dell'ultima parte del finale. Da qui, la tesi che la gestione della coda in acque di risorgive è estremamente impegnativa e più spesso di quanto si pensi i moltissimi rifiuti che la trota esegue ne sono la conferma, e noi, da buoni e attenti scrutatori, ci scervelleremo nel cambiare mosche su mosche mentre il problema sarà di tutt'altra natura.
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